Berlino, 23 novembre 1905 

“Unione significa la possibilità che un’entità più elevata si esprima attraverso gli arti riuniti. Questo è un principio generale in tutta la vita. Cinque uomini che sono assieme, pensano e sentono armonicamente l’uno nell’altro, sono più di $1+1+1+1+1$, non sono semplicemente la somma che dà cinque, altrettanto come il nostro corpo non è la somma dei 5 sensi, bensì il vivere assieme, la vita l’un nell’altro dell’uomo significa qualcosa di simile alla vita l’una nell’altra delle cellule del corpo umano. Una nuova, più elevata entità è presente tra i cinque, sì già tra i due o i tre. ‘Ove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro’. 

Non è il primo, l’altro o il terzo, bensì qualcosa di completamente nuovo che origina attraverso la riunione. Ma si origina solo quando il singolo vive nell’altro, quando il singolo attinge la sua forza non puramente da se stesso, bensì anche dall’altro. Questo però può solo avvenire quando vive disinteressatamente nell’altro. Così le riunioni umane rappresentano quei centri pieni di mistero in cui si abbassano le entità spirituali più elevate per agire attraverso i singoli uomini, così come l’anima agisce attraverso gli arti del corpo. Nella nostra epoca materialistica ciò non verrà facilmente creduto, ma nella concezione scientifico-spirituale del mondo ciò non è solo qualcosa di simbolico, bensì nel grado più elevato qualcosa di reale. Perciò lo scienziato dello spirito non parla semplicemente di cose astratte, quando parla dello spirito di popolo o dell’anima di popolo o dello spirito della famiglia o dello spirito di un’altra comunità. 

Non si può vedere questo spirito che agisce in una riunione, ma esso è qui ed è qui grazie all’amore fraterno delle personalità che agiscono in questa comunità. Così come il corpo ha un’anima, allo stesso modo anche una comunità ha un’anima e lo ripeto ancora una volta, questo non è detto solo in senso immaginifico, ma da prendere come una piena realtà. Gli uomini che lavorano assieme in una comunità sono come dei maghi, poiché attirano entità più elevate nella loro cerchia. Non c’è bisogno di appellarsi alle macchinazioni dello spiritismo quando si lavora assieme con amore fraterno in una comunità. Entità superiori si manifestano lì. Se ci concediamo alla fraternità allora questo concedersi, questo schiudersi nella collettività è un temprare, un rafforzamento dei nostri organi. 

Allorché noi poi agiamo o parliamo quale membro di una tale comunità, agisce o parla in noi non la singola anima bensì lo spirito della comunità. Questo è il mistero del progresso dell’umanità futura: di agire a partire dalla comunità. Come un’epoca ne sostituisce un’altra e ognuna ha un proprio compito, così è anche con l’epoca medioevale in rapporto alla nostra, della nostra epoca in rapporto alla successiva. Nella vita pratica immediata, nelle istituzioni delle pratiche utili hanno agito in passato le confraternite medioevali. Esse hanno mostrato a tutta prima una vita materialistica dopo che avevano conservato i loro frutti, la base della loro coscienza, cioè la fratellanza vera era più o meno svanita dopo che l’astratto principio dello stato, l’astratta vita spirituale era subentrata al posto di un reale sentirsi l’uno nell’altro. Il futuro attende di fondare di nuovo comunità fraterne a partire cioè dallo spirito, dagli ideali più elevati dell’anima. 

La vita degli uomini ha finora mostrato le associazioni più disparate, ha prodotto una tremenda lotta per l’esistenza che oggi addirittura è giunta al suo punto culminante. La concezione del mondo scientifico-spirituale vuole sviluppare le più elevate qualità dell’umanità nel senso del principio della fraternità e voi vedete come il movimento scientifico-spirituale ponga in tutti i campi questo principio di fraternità al posto della lotta per l’esistenza. 

Dobbiamo imparare a condurre una vita comunitaria. Non possiamo credere che l’uno o l’altro sia in grado di attuare questo o quello. Ognuno desidera certo sapere come si possano congiungere lotta per l’esistenza e amore fraterno. Questo è molto facile. Dobbiamo imparare a sostituire la lotta con un lavoro positivo, sostituire la guerra con l’ideale. Oggi si comprende ancora troppo poco cosa ciò significhi. Non si sa di che lotta si parli, poiché nella vita non si fa altro che parlare di lotte. Abbiamo la lotta sociale, la lotta per la pace, la lotta per l’emancipazione della donna, la lotta per la terra e così via, ovunque noi gettiamo lo sguardo vediamo una lotta. La concezione del mondo scientifico-spirituale aspira solamente a sostituire tale lotta con un lavoro positivo. Colui che è vissuto in questa concezione del mondo sa che il lottare non conduce ad un reale risultato in nessun campo della vita. 

Cercate di inserire nella vita ciò che in base alla vostra esperienza e conoscenza considerate il giusto, di farlo valere senza combattere l’avversario. Può essere naturalmente solo un ideale, ma un tale ideale deve essere presente da inserire oggi nella vita quale principio scientifico-spirituale. Uomini che si uniscono a uomini e che mettono a disposizione la loro forza per tutti, sono coloro che formano la base per una evoluzione favorevole nel futuro. 

La società antroposofica vuole essere in questo senso esemplare, essa non è perciò una società di propaganda come le altre, bensì una società fraterna. In essa si agisce attraverso il lavoro di ogni singolo membro. Si deve solamente comprendere ciò nel modo giusto. Agisce nel modo migliore colui che non vuole far valere la sua opinione bensì ciò che legge negli occhi dei suoi confratelli; colui che indaga nei pensieri e nei sentimenti del suo prossimo e si rende servitore di essi. Agisce al meglio all’interno di questa cerchia colui che nella vita pratica può attuare di non aver troppa cura della propria opinione. 

Quando noi cerchiamo in questo modo di comprendere che le nostre forze migliori scaturiscono dalla comunità e di non concepire la comunità puramente come un principio astratto, bensì soprattutto come qualcosa da attuare in modo antroposofico in ogni pratica, in ogni momento della vita, allora procediamo avanti. Dobbiamo solamente non avere assolutamente impazienza in questo procedere avanti.” 

(Rudolf Steiner) Traduzione dal tedesco a cura di Stefano Gasperi